La gelateria

Crema. Pistacchio. Nocciola. Panna. Tre gusti in una coppetta e i pomeriggi di maggio diventano speciali. Andavo sempre nello stesso bar dove un’anziana signora preparava dei gusti che non sapevano solo di latte o panna, uno di quei bar dove i gelati sono chiusi e non a vista e coperti di frutta ingiallita o cialde. Vado ancora nello stesso bar e mi siedo nel tavolo più in fondo, rotondo e d'acciaio, con i ricami sopra arruginiti sui bordi, coperto di aghi di pino e con solo una sedia perché le altre son state rubate dai ragazzi altri tavoli il giorno prima e nessuno le ha riportate lì.
Affondo la paletta di plastica azzurra nella nocciola e trascinandola verso il pistacchio assaporo il gelato facendolo sciogliere in bocca scaldandolo con la lingua che spinge sul palato.
Passo un’altra cucchiaiata di gelato dalla coppetta alle labbra mentre due gambe si siedono nel tavolo davanti al mio. Sono toniche e raccolte in un tubino di seta blu scuro. Lei ha preso un cono, piccolo, fragola e limone. Panna. Ha due eleganti orecchini color oro e un bracciale. È una donna. Un donna di quelle eccitanti per quanto sono donne. Lecca il cono con la stessa eleganza con cui si è seduta e ha poggiato la borsa sul tavolo, lecca il cono mentre tiene le gambe accavallate.
Raschio il fondo della coppetta e quel suono ruvido la fa girare, s’accorge dello sguardo, sorride e cambia la posizione sulla sedia accavallando al contrario e dandomi un po' di spalle.
Quel sorriso contornato da labbra carnose e con un rossetto leggero aveva stuzzicato la mia fantasia e credo che le mie labbra veraci abbiano toccato la sua.
Mi alzo, le passo davanti a lei per buttare quel che resta della coppetta e mentre centro il cestino mi volto, lei ritrae lo sguardo. Mi guardava. Ci stavamo stuzzicando, e entrambi lo sapevamo. Torno al mio tavolo dove avevo lasciato portafogli e cellulare, li prendo e senza sedermi e vado al suo tavolo. Non dico nulla mentre mi metto comodo su una delle due sedie vuote. Di ferro, fredda. Lei lecca il suo gelato guardandomi dritto negli occhi, la sua lingua avvolge il cono che rotea con dolcezza. Inizio ad intorstarmi e la tuta non nasconderà molto. Un’altra leccata e un po’ di gelato le se posa sulle labbro superiore, un altra leccata, un altra ancora. Smette. Poggia il cono nel posacenere dalla parte del gelato e con un fazzoletto si pulisce le labbra senza rovinare il rossetto. Il cono rimane dritto e duro come me. Con la stessa eleganza dell'arrivo poggia il tovagliolo e si mette comoda. Mi piego in avanti e con una mano sotto il tavolo le sfioro la coscia, non ha le calze, non si ritrae, no, scivola un po’ sulla sedia per farmi arrivare a fondo le dita ma non abbastanza per sapere che mutandine ha. Stringo la sua coscia. Fa un sorriso eccitato mentre con l’altra gamba spinge via la mia mano. Si alza e prende la borsetta mentre tira giù il vestito. La seguo, non mi vergogno né preoccupo del cazzo duro, tra poco servirà. Lei ci butta un occhio voltandosi e sorride di nuovo. La continuo a seguire. Svolta a sinistra, so dove sta andando, c’è un parco lì, di solito ci giocano i bambini, ma non oggi, oggi è il nostro parco giochi.
Lei cammina tra il verde, è tutto vuoto, va verso lo scivolo, ci giocavo sempre da bambino, l’avevano cambiato con uno più grande ma la posizione era rimasta la stessa. Cammina, son stufo, accelero il passo e le afferro un polso, si volta stupita.
- Che fai?
Ha un sorriso che sembra dire tutto tranne fermati.
La guardo fissa. Le passo la mano libera dalla cosca alle mutandine, pizzo. Le scosto. È bagnata. Il mio cazzo duro sfrega sul suo vestito di seta. Non serve molto per tirarlo fuori, l’elastico della tuta è logoro e lei non esita, me lo tira fuori con la mano. Sorrido. Sento la sua fede sulle vene gonfie, sento il calore dentro di lei con le dita, due.
Allunga il braccio, la borsetta cade. Fa due passi indietro mentre la bacio. Le afferro un seno, la seta sul seno, il capezzolo è duro. La spingo a sedersi sullo scivolo. Divarica le gambe oltre i bordi. Il mio cazzo esce stretto dalla tuta, la abbasso quel che serve per farle vedere il membro nella sua interezza. Non lo vuole in bocca, i suoi occhi me lo dicono, è troppo elegante per far sbavare il rossetto in una pompa, poi, il marito la scoprirebbe.
Le scosto le mutandine, nere, prendo il cazzo nella mano destra e inizio a toccarmi mentre la lingua sfiora le sue labbra pelosette, su e giù, a fondo, su e giù.
Il vestito lo tiene tirato su con le mani mentre io senza guardarla la lecco a fondo per bagnarla. Per farla godere. Un gemito. Alzo gli occhi. È pronta. Tenendolo in mano le infilo la cappella tra le gambe è grossa, gonfia, si fa strada tra gli umori mentre lei mi afferra il collo per baciarmi, vuole un po’ del suo sapore. Mi tira a sé mentre il cazzo scivola nella sua interezza a fondo dentro di lei. È umida e calda. Spingo. Il mio pelo tocca il suo mentre le ansimo in un orecchio. Spingo, scivola su e giù su quel gioco per bambini, soffia portando gli occhi al cielo, la veemenza mi fa spingere, voglio fare meglio del marito, voglio dare a quella donna ciò che merita. Spingo con forza. Il suo vestito ha un odore buono che mi fa eccitare e gonfiare di più. Ho il cazzo duro, sento che va a fondo, sento che i suoi umori colano lungo il membro.
Le lecco dietro l’orecchio, ha i capelli lisci e morbidi, il profumo dello shampoo è vivo.
Ansima. Ansimo. Sto per godere, lei sente il cazzo pulsare dentro.
- Riempimi.
Lo dice con fermezza, è sicura di volerlo sentire caldo. Inizio a sbatterla con forza, il vestito sfrega lungo le cosce. Le stringo un seno, sono fuori di me. Voglio riempirla. Spingo forse, veloce, il cazzo sfrega. Godo. Spingo lo sperma a fondo senza smettere di spingere e ansimo forte tra il suoi capelli. Mi tiro indietro veloce, lo sperma le sporca il vestito. Cola dal mio cazzo moscio. Mi sporca la tuta. Si tra su, sistema il vestito facendolo scorrere lungo le cosce. Prende da terra la borsa.
Grazie.
Si volta e senza aggiungere altro va via. Sullo scivolo rimane solo lei. Crema.

A. Tiburzi

Dedicato a Martafantasiosa
Published by altiburzi89
4 years ago
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