COME SONO DIVENTATA UNA SERVA part.7

COME SONO DIVENTATA UNA SERVA part.7
Da quel giorno, iniziò per me, anzi per la serva un periodo di grande eccitazioni, ogni porta del piacere, ogni angolo della perversione, esplorato, all’interno della villetta della Divina Padrona, ma alcune volte anche all’esterno.
Come quella sera, sotto le feste di Natale, mentre guardavo le vetrine, vidi riflessa la figura del Moro, che mi sorrideva, e mi fece cenno di seguirlo, nel BMW della Divina mi disse di salire, e la Padrona era seduta dietro, disse zitta zoccola, che il mio schiavo aveva bisogno di una troia e ti abbiamo vista, spogliati, puttana nuda, mi auguro che sei depilata troia?
Si Divina Lucilla, da un poco di tempo avevo iniziato a aggiungere il suo nome, il riscaldamento dell’auto e i vetri scuri davano una sensazione di vetrina e mi sentivo esibizionista.
Si fermò all’interno vicino a un ponticello in campagna, ma vicino all’Iper, nuda come una vera troia di strada che fa una marchetta, inizia a sentire le mani della Padrona che mi torturava i capezzoli.
Devi far godere lui ma anche me, capito e poi, ho voglia di vederti soffrire e umiliarti, te lo devi guadagnare il prezzo di questo fortunato incontro….
Mettiti la leva del cambio nel culo e fammi vedere, il cazzo della mia BMW che ti allarga il culo.
Presi la leva, eccitata e notai che aveva, un preservativo e subito fu anche bagnato dal lubrificante, il Moro eccitato spruzzava e mi sussurrava zoccola, hai preso di tutto in culo.
Gli presi la mano e succhiandogli le dita, gli chiesi se poteva oliarmi anche dentro il culo, e nel dirlo gli offri girandomi il mio buco che ormai era pronto…
Le sue dita, iniziarono a scavarmi nel culo, sempre più insistentemente, ma la voce della Padrona, accompagnata dal ronzio del vibratore che si era infilata, nel fica, disse basta girati e infila il cazzone del BMW, subito troia, voglio vederlo entrare e uscire…
Allargai le chiappe e come se dovessi defecare, risucchia la leva nel culo, ormai ero esperta.
Su e giù, troia strillo la Padrona, non la delusi, con il viso sul cruscotto iniziai a soddisfarla.
Intanto dal vetro appannato vidi degli occhi che guardavano, il Moro aprì lo sportello e scese e disse forte vieni, vuoi vedere una troia con la leva del cambio nel culo?
Un paio di uomini si affacciavano dalla portiera e evidentemente si stavano masturbando, alcune mani mi toccarono il culo, i capezzoli, il buio che era interrotto solo dalla luce di una luna nuvolosa, non mi permetteva di capire quanti erano, ma ero eccitata e ormai il cambio entrava e usciva come fosse stato fabbricato per rompermi il culo.
La Padrona disse basta, chiudi la porta, e poi voltandosi a me, dopo che hai soddisfatto il mio schiavo, li faccio divertire, con te, cagna, mi sembrano anche molto arrapati, ti consiglio di fargli un paio di pompini, per calmarli.
Il primo cazzo lo vidi arrivare dal finestrino, mentre il Moro mi iniziava a inculare, approfittando del mio culo aperto, aggiunse alla sua mastodontica cappella, un pennarello, che mi diede la sensazione di avere tre cazzi in culo.
Intanto i cazzi dal finestrino aumentavano, alcuni mi schizzavano in bocca, ma tra di loro si spingevano e quindi, alcune sborrate, le presi in faccia, negli occhi ero una maschera di sborra.
Intanto il Moro, che ormai conoscevo, iniziò a roteare il cazzo e prese a leccare la sborra che mi colava dal viso, troia mi sussurrava, ho due preservativi, ora scelgo due di quei cazzoni, a cui ancora non ha succhiato tutta la sborra e ti faccio inculare all’unisono, uno sotto e uno sopra…
Il sangue mi pulsava, la testa mi scoppiava, come il cazzone del moro che si gonfiò e inondò il preservativo di sborra.
Non attese un secondo, tolse il cazzo e il pennarello, e usci con i pantaloni calati, a tastare i cazzi rimasti sani e ad allontanare gli altri, trovò subito due e prendendoli per i cazzoni, disse, siete fortunati ora vi inculerete questa zoccola, la Padrona estasiata godeva di alcune sborrate fatte dagli spettatori, sul finestrino.
Mi passo i preservativi, e allora senti la Padrona che ordinò con la bocca zoccola, li devi mettere!
Come mi aveva insegnato uno per volta, li inguainai, poi il primo si stese sui sedili anteriori, nello scendere, per salire sul cazzo del primo ,venni quasi violentata, uno mi aveva messo con la faccia sul cofano gelato e mi stava per inculare, l’intervento del Moro mi liberò, ma era così infoiato che mi sborrò sulle cosce.
Entra e senza difficoltà, mi infilai il primo cazzo nel culo, in bocca sembrava più piccolo, ma ora fece un poco fatica, il Moro compreso il problema, lo tirò fuori e lo lubrificò.
La sua mano poi mi spinse, giù e sentì, un muoversi dietro, il secondo con abilità di un gatto, era a bordo sedile e in piedi si stava avvicinando al mio buco che sobbalzava, per via del primo che era infoiato e menava fendenti nel culo.
Ma il secondo deciso e sicuramente esperto, mi prese per i fianchi e fermandomi, punto il suo cazzo diritto dove voleva.
Il mio urlo, arrivò quando la Padrona stava, godendo, avevo due cazzi in culo.
Il primo sborro, subito e per farlo uscire da sotto dovetti, faticare, poiché il secondo stantuffava, a più non posso.
Iniziai a chiedere pietà, basta, basta, dissi, dammelo in gola, ti faccio sborrare e mi bevo tutto, ma fermati pietà.
Niente era infoiato, mugugnava, in un pessimo italiano, frocio, culo rotto, puttana, e come un martello pneumatico, si godeva il mio culo.
Guardai fuori e intorno era uno scroscio di pisciate, pensai almeno questi hanno finito….
Per fortuna riuscii a girami e a togliermelo dal culo, ma quello insisteva, dovetti togliergli il preservativo e iniziare a succhiargli il cazzo, come una vera troia, per fargli dimenticare il culo.
Lingua sotto la cappella, succhio lungo, leccata di palle e cappella, e il primo schizzo arrivò, lui mi prese la testa e disse bevi bevi bevi tutto dai puttana…
Mentre stordito, barcollava, il Moro mi spinse in macchina e ingranata la marcia parte a razzo a fari spenti, verso Pescara.
La Padrona, esausta, mi prende il viso e dopo avermi sputato in bocca, mi dice non ti vestire, che anche se fa freddo devo pisciare, zoccola.
In riva al mare fui il cesso di Lucilla e del Moro
Segue
Published by massini
9 years ago
Comments
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fabietto70
molto bene
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