La vita di Clara. ♠ Parte 2. Dubbi e sospetti

Stamattina, mentre ero a colazione con le mie coinquiline Zoe e Livia, ho notato che mi osservavano più del solito. Zoe, sempre pronta a fare battute taglienti, ha sollevato un sopracciglio e mi ha detto:
"Clara, sei sparita un sacco ultimamente. Che stai combinando? Per caso hai un fidanzato segreto qui, oltre a Marco? Dovresti farcelo conoscere se è così"
Ho sorriso, cercando di restare tranquilla, ma sentivo già il calore salirmi alle guance. "Ma no, ragazze. Solo un sacco di studio, come sempre."
Zoe non si è lasciata convincere così facilmente. "Sì, certo. Studio. E da quando lo studio ti fa tornare a casa tardi la sera, con quell’aria distratta? Marco lo sa che ti stai laureando in ‘fuga misteriosa’?" ha detto, ridendo e guardando Livia in cerca di approvazione.

Livia, che di solito è più discreta, si è limitata a sorridere, ma con quello sguardo curioso che mi ha sempre fatto sentire come se mi stesse leggendo nella mente. "Marco sarà pure lontano, ma non mi sembra ti manchi troppo ultimamente…" ha aggiunto con un tono quasi innocente, mentre intingeva una brioche nel caffè.
Ho scosso la testa, cercando di deviare la conversazione. "Marco sa che sono presa dallo studio, non c'è niente di strano. Anzi, abbiamo anche parlato al telefono ieri sera!"
Zoe ha riso ancora, alzando le mani come se mi avesse scoperto:
"Ahhh, ecco perché sei stata chiusa in camera per due ore! Immagino che fosse una di quelle 'telefonate intense', vero?"
Questa volta ho riso anche io, cercando di mantenere la calma, ma dentro di me sapevo che dovevo stare attenta. Se solo sapessero cosa stava realmente succedendo…



Più tardi, sono andata in palestra per il mio allenamento. La verità è che Jamal aveva insistito molto perché mi iscrivessi alla sua palestra. Mi aveva parlato così entusiasta delle strutture e dei programmi che alla fine ho ceduto e deciso di provare. Ed eccoci qui, quasi all’orario di chiusura, con ancora alcune persone in sala ad allenarsi.
Non avevo dimenticato il messaggio di Marco che era arrivato poco prima di uscire di casa: "Spero che tu stia bene, mi manchi. Ne parliamo stasera?"
Il messaggio mi aveva lasciata con un groppo in gola. Non che non amassi Marco, anzi, le scappatelle che si sono susseguite da quel giorno con Jamal hanno avuto un impatto sorprendente anche sul mio rapporto con lui. Ogni volta che parlavo con Marco, riuscivo a comunicare con maggiore apertura e tranquillità. Eppure, c'era una parte di me che soffriva quando Marco, con il suo tono dolce e malinconico, mi parlava della distanza, o di quanto gli mancavo. Era in quei momenti che la mia doppia vita mi pesava di più.
Da un lato, desideravo condividere con lui questa mia nuova visione delle cose, il senso di libertà e completezza che avevo trovato. Dall’altro, temevo la sua reazione. Avevo paura di rovinare ciò che avevamo costruito, e che la mia sincerità potesse non essere compresa. Questi pensieri mi accompagnavano anche durante l’allenamento in palestra.


L’allenamento è stato intenso e stimolante, durante la sessione, Jamal si era avvicinato a me più volte, mostrandomi gli esercizi e correggendo la mia tecnica. Ogni volta che le sue mani sfioravano il mio corpo, un brivido di eccitazione si mescolava con la confusione che avevo in testa riguardo a Marco. Era come se il desiderio e la tensione tra di noi fossero un modo per mettere da parte, anche solo per un momento, il dilemma interiore che mi stava logorando.

Dopo l'allenamento, mi sono diretta verso gli spogliatoi delle donne per cambiarmi, ma Jamal, approfittando del momento, si era intrufolato discretamente. Gli spogliatoi, sebbene illuminati dalle luci fluorescenti in modo asettico e privi di privacy, erano diventati il nostro piccolo angolo di intimità. La tentazione di essere così vicini era irresistibile, e l'attrazione tra noi era palpabile. Non ci è voluto molto prima che i nostri corpi si avvolgessero l’uno nell’altro, e l’intensità del momento era travolgente. Jamal mi ha baciata con passione, le sue mani iniziarono ad esplorare ogni parte del mio corpo.
Non ho resistito molto prima di abbassare i suoi pantaloni della tuta, con le mani che tremavano per l'eccitazione e l'adrenalina. Sentivo il battito del cuore accelerare mentre mi lasciavo andare al desiderio che cresceva fin dal primo istante in cui Jamal si era avvicinato a me durante l'allenamento. Sentire il suo grande cazzo duro nella mia bocca mi faceva perdere il controllo. Ma non mi bastava: volevo di più, volevo sentirlo dentro di me.


Abbassai i miei pantaloni fino alle ginocchia, il respiro affannoso e il cuore che martellava. In un attimo, si posizionò dietro di me, prendendomi con una tale sicurezza che le mie gambe iniziarono a tremare per il godimento. La sala pesi, ancora piena di rumori e risate lontane, rendeva tutto più rischioso, più eccitante. Ogni suono di sottofondo ci ricordava che stavamo sfidando i limiti, che qualcuno poteva entrare in qualsiasi momento, ma questo non faceva che aumentare la tensione tra di noi.


Proprio mentre eravamo immersi nella nostra intimità, il mio telefono ha vibrato. Nonostante il rischio di essere scoperti, ho deciso di rispondere. Era Marco. Con un respiro affannato, ho risposto al telefono, cercando di mantenere la voce il più possibile calma e controllata.
"Clara, ciao. Come va?" ha chiesto Marco, con la sua voce familiare e preoccupata dall’altro lato della linea.
Ho cercato di mascherare il rumore di fondo, nonostante la situazione Jamal non aveva intenzione di fermarsi e la mia voce tradiva l’intensità della situazione. "Ciao, Marco. Scusa, stavo… facendo un po' di esercizio. Ti richiamo tra poco, ok?"
Marco ha risposto con un tono di comprensione. "Va bene amore, ti sento affaticata, non esagerare con gli allenamenti, chiamami quando hai tempo. Mi manchi."


Ho chiuso la chiamata, e subito dopo ho sentito Jamal avvicinarsi al mio orecchio. Mi ha sussurrato: "Chissà se si è accorto di quanto sei occupata..." La sua voce profonda mi ha fatto rabbrividire, mentre il ritmo dei nostri corpi continuava a crescere.
Poi, con un sussurro ancora più provocante, ha aggiunto: "Se solo sapesse cosa stavi facendo mentre parlavi con lui..."
Quelle parole, così cariche di complicità e desiderio, mi hanno fatto cedere definitivamente. Il piacere è esploso dentro di me, travolgendomi completamente. Ho sentito l’adrenalina scorrere ancora più forte. L’interruzione di Marco non aveva fatto altro che aumentare l’eccitazione del momento, rendendo tutto più surreale. Il cuore batteva come impazzito mentre mi godevo il mio orgasmo proibito.


Jamal non si fermò nemmeno per un istante, anzi, sembrava che la chiamata lo avesse stimolato ancora di più. Le sue mani si aggrapparono ai miei fianchi con forza, mentre i suoi movimenti diventavano più profondi, più intensi. Ogni fibra del mio corpo era in tensione, sentivo ogni singolo respiro, ogni tocco.
L'eco dei nostri corpi si mescolava ai rumori lontani della palestra, ma la mia attenzione era completamente su di lui, su di noi. Non c’era spazio per altro. La sensazione di essere scoperti, il battito del mio cuore che rimbombava nelle orecchie, e quel brivido che percorreva la mia schiena ogni volta che Jamal si spingeva dentro di me... era tutto troppo.
Mi sono ritrovata subito in ginocchio, a guardarlo non la mia bocca aperta e la lingua fuori, i vestiti ancora disordinati e il respiro affannoso, mentre Jamal mi guardava dall’alto pronto a inondarmi del suo orgasmo. "Sei incredibile," mi ha detto con un sorriso che sapeva di sfida.


Ma mentre le sue parole riecheggiavano nella mia mente, qualcosa dentro di me è cambiato. Per un attimo, la passione che provavo è stata velata da un sottile senso di colpa, quasi impercettibile ma presente. Marco era ancora nella mia vita, con i suoi messaggi affettuosi e la sua costante presenza, e io stavo nascondendo una parte di me che non ero più in grado di controllare.
Mentre riordinavo in fretta i miei vestiti, la mia mente correva a ciò che sarebbe successo dopo. Tornare a casa, parlare con le ragazze, continuare la mia vita come se nulla fosse cambiato. Ma sapevo che dentro di me qualcosa era diverso.
Non potevo più ignorare ciò che stavo diventando. E la domanda che mi martellava in testa era una sola: quanto a lungo avrei potuto mantenere questo equilibrio senza far crollare tutto?
Con un ultimo sguardo a Jamal, che si era già ricomposto e mi sorrideva con quella sua disinvoltura magnetica, ho capito che non potevo sfuggire a questa doppia vita...a questa libertà...ma non potevo nemmeno continuare a nascondermi.

La vita di Clara. ♠ Parte 2. Dubbi e sospetti
Published by Kehinde90x
6 months ago
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Kehinde90x
Kehinde90x Publisher 6 months ago
Grazie caro
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