La vicina

La giornata al mare m’aveva stancato molto, e l’asfalto rovente sotto le ciabatte m'innervosiva più della salsedine che volevo togliermi di dosso sotto una doccia tiepida.
Infilo la chiave nel cancellato in legno che si apre cigolando e torna indietro senza chiudersi. Getto l’asciugamano sul lettino da cortile e lascio cadere il costume sui piedi. Apro a metà i pomelli della doccia poco nascosta dalla siepe, è maggio, non c’è ancora nessuno di cui vergognarsi e inizio a passare il sapone sui capelli secchi. Cola lungo la schiena e mentre inizia a fare una chiazza tra i piedi alzo gli occhi per sciacquare la faccia. Di fronte a me, dietro la tenda semi trasparente della finestra della casa di fronte alla mia vedo lei. O almeno quella che penso sia lei. Perché in quella casa non c’era mai stata una lei. I capelli sono lunghi, mi dico, sarà qualcuna che ha preso la casa in affitto da quell’uomo che per anni avevo visto poco lì, almeno d’estate, d’inverno spesso vedevo la sua macchina, stanze chiuse, sesso.
Pulisco l’acqua dagli occhi, ha un vestitino rosso molto corto, non so se si è accorta di me ma lascio colare l’acqua per togliere il sapone mentre qualcosa tra le gambe inizia ad invigorirsi. Lo stringo nella mano. Vorrei masturbarmi lì, non se ne accorgerebbe. Penso. E proprio mentre la mano scorre dalla testa del cazzo in giù, si volta. Cazzo. Mi volto e faccio finta di lavarmi ancora. Cazzo. Ora verrà a bussarmi. Cazzo che figura.
Aspetto qualche istante. Mi giro lentamente a buttare un occhio. È ancora lì. Continua a sistemare le calze. Forse non mi ha visto. Il cazzo è ancora duro. Resto a guardare, non so se segarmi o meno. Aspetto. L’acqua scivola diventando un po’ più fredda, sta per finire la cisterna della doccia esterna.
Chiudo i pomelli, prima quello blu della fredda, poi quello della calda. Mi giro di nuovo e lei è lì che mi guarda. Ci guardiamo da lontano per qualche istante mentre la mia mano, che ha superato quell’imbarazzo adolescenziale di quando tua madre ti trova davanti a un porno, torna lì, sul membro. Mi fa un gesto, gonfia la guancia con la lingua. Si volta.
Non posso sprecare un’erezione così tosta.
Esco da dietro la siepe e mi arrotolo l’asciugamano in vita che però non nasconde nulla se dovessi incrociare qualcuno sulla strada. Ma è maggio. Attraverso. Non c’è la vecchietta della casa accanto, nemmeno lei ama venire a maggio. Super il cancello socchiuso, di ferro, grande, il vialetto è curato e l’erba verde nonostante il clima. Cammino nella parte con i ciottoli. Non ho le ciabatte ma né i sassi né l’asfalto danno fastidio tanto sono arrapato.
Supero il salone non curandomi dell’arredamento e salgo a due a due le scale lasciando che l’asciugamano scivoli via.
La porta della camera è socchiusa. Lei è dentro. Vedo i piedi dalla fessura.
La mano torna lì, controllo, sono ancora di marmo. Non so se sa che sono lì. Inizia a muovere il piedino, come se fosse impaziente del mio ingresso. Guardo a terra, il sole faceva entrare la mia ombra dallo spiraglio della porta. Perché aspettare. Spingo piano la porta e mi fermo immobile e duro davanti a lei.
È seduta su una sedia in legno di quelle legate con fascette di cannuccia. Ha il vestitino rosso e le calze autoreggenti. Sorride e si morde la punta di un dito alzando un po’ le sopracciglia. Resto immobile a guardarla. Lei apprezza con gli occhi.
Allarga un po’ le gambe. Le mutande non ha finito di infilarle, semi trasparenti stringono le cosce, lì a metà. I miei occhi salgono. Tra le gambe un ciuffo di peli ordinato è l’unica cosa che copre la pelle, liscia, chiara a differenza del corpo un po’ abbronzato. Sempre lì, un piccolo membro moscio, come un clitoride pronunciato. Ne avevo succhiato uno ad una ragazza qualche anno prima. Non lo farò anche oggi.
Faccio qualche passo e lei si lascia scivolare sulle ginocchia. Non serve il gesto a farmi capire. Mi avvicino col cazzo che punta verso di lei, dritto come non l’avevo mai visto.
La mia punta arriva sulle labbra, lo prende con due mani, lo sfrega, lo infila in bocca. Ha labbra carnose, senza rossetto. Lo succhia con gusto, lo inumidisce. Ci passa di nuovo entrambe le mani prima di leccarlo un po’. Io ho gli occhi su di lei. Lei non su di me. Guarda il mio cazzo come se non gli importasse del resto. La guardo. Continua a succhiare. La guardo. Porta gli occhi verso i miei e abbozza un sorriso col cazzo a metà della gola. Sorrido. Torna a guardare il membro e lo infila tutto in gola. Mi fa vedere cosa sa fare. Godo. La sua gola è calda e umida. Profonda. Con la punta del cazzo sento le pareti della gola. Rimane lì. Mi prende il sedere e mi spinge le anche verso di lei. Lacrima. Alzo gli occhi ed emetto un verso di piacere. Si sfila ansimando. Riprende fiato mentre la bava cola sul pavimento. Mi guarda, io stavolta non guardo lei, guardo il soffitto ma sento la brezza della finestra che soffia sulla sua saliva. D’un tratto cessa, torna il caldo, spinge di nuovo ma con più foga. Porto gli occhi giù. Sento le vene del cazzo pulsare nella sua bocca. Le afferro la testa e la tengo ferma. Ora comando io. Inizio a scoparle la bocca tenendola ferma. le anche spingono e sbatto il ventre sulla sua fronte. Non m’importa. Non m’importa se non le piace. Sto pensando solo a inondarla di sborra.
Spingo. Spingo con foga. La saliva le cola sul vestitino rosso. Strizza gli occhi quando vado troppo a fondo ma spingo. Penso al suo culo che si dilata e spingo. Prova a fermarmi con le mani ma spingo più forte. Sento che lo sperma spinge dentro di me. Alzo una gamba per andare più a fondo e poggio il piede sulla sedia. Le mani sono gonfie di vene. Sto godendo. Lei gode a saperlo. Spingo a fondo. Sento le palle che sbattono sul suo mento. Mi fanno quasi male ma voglio farle vedere quanto sono uomo. Mi fermo spingendole la testa verso di me. Vengo. Soffoca. Tossisce senza riuscire a staccarsi. Lo sperma schizza. La sporca. Mi sporca. La lascio. Si sfila all’indietro finendo con la schiena sulla sedia e mi riprende a guardare. Sorride. Ha le lacrime. si pulisce con la mano.
Ansimo. Il cazzo s’ammoscia davanti a lei. L’asfalto ora scotterà.

A. Tiburzi

Dedicato a Etherea
Published by altiburzi89
4 years ago
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